venerdì 17 marzo 2017

La vita e la follia nelle immagini di Crewdson


A quanti piacciono le stazioni deserte, le fermate degli autobus vuote sotto la luce ronzante di un unico lampione, i desolati motel di provincia, le case con finestre a vista che danno su prati notturni, malati?
A quanti piacciono le case incendiate, gli oggetti maltrattati, in rovina, i salotti vuoti con un solo divano dove una figura stremata e nuda(una donna o un uomo, è lo stesso) si trova in attesa di qualcosa che sembra non dover arrivare mai?
A quanti capita di guardarsi davanti allo specchio in cerca di un dettaglio familiare nella propria immagine senza trovarlo, di sedersi sulla sponda umida di un letto disfatto in piena notte, di venire attanagliati dal desiderio violento e inesprimibile di scendere più in profondità, in cerca di un punto oscuro dentro se stessi e negli altri?
Gregory Crewdson è il cantore di queste immagini desolate, potenti e irrisolte. Nelle sue fotografie(veri e propri set cinematografici) ci sono svelamenti, separazioni, inquietudini espresse da luci misteriose che provengono da cieli inaccessibili, da buche nel bel mezzo di appartamenti in rovina, da auto vuote incagliate come relitti su anonime strade di provincia.

Spazi inesplorati, minacciosi, personaggi che assomigliano a fantasmi, immagini che provocano ripercussioni mentali e interiori. Il mondo di Crewdson è unico e assomiglia a quello di pochissimi altri(David Means o Lynch ad esempio). E' un universo fatto di punti di dispersione, di angolazioni aperte e tragiche sulle miserie umane, di orizzonti magnetici e spettrali. Le figure ritratte nelle sue foto sono spesso svestite, si aggirano scalze per strada, compaiono nude davanti a una finestra o irrompono nel mezzo di una scena familiare per sabotarne la perfezione tutta esteriore. Quelli messi in primo piano sono corpi tutt'altro che perfetti, precocemente invecchiati, pallidi e contriti come quelli di spettri o di alieni catapultati in un mondo che non capiscono e senza punti di riferimento dove restano intrappolati, impressi in immagini plastiche e traslucide dove si presentano attoniti, scabri e soli.




Quelle di Crewdson sono scene senza via d'uscita, che ricordano come nella vita ci sia sempre qualcosa di più profondo e disturbante che, ad un tratto, sfugge  al controllo della razionalità e pretende di essere messo in mostra.

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