martedì 25 marzo 2014

A Rossana con amore


Ho comprato un libro ricevendolo per posta, mi capita molto spesso di recente, e sempre più spesso sono libri appartenuti a qualcuno(chissà per quanto).
Spesso aprendone uno leggo le firme dei precedenti possessori con delle date o delle dediche; si tratta di una cronologia personale fatta di date del secolo scorso: giorni, mesi, anni cristallizzati da grafie negli angoli delle prime pagine, dei frontespizi.
Una più di tutte le altre mi è rimasta impressa:
A Rossana, con tanto amore,
Franco
Bologna 25 ottobre 1962.

E subito mi sono chiesto chi siano stati Franco, e soprattutto Rossana. Due che si sono voluti bene, certo, ma quella dedica in corsivo del 1962 fa immaginare di più e allo stesso tempo lascia molti sospesi. Intanto chi l'ha scritta l'ha fatto con la convinzione dei propri sentimenti e l' intenzione di restare coerente con quello che stava provando.
Poi c'è quella data, 1962, un anno a ridosso del benessere economico ma ancora lontano dalle contestazioni, dalla liberazione sessuale, un momento storico di transizione tra un'epoca e un'altra ( al cinema è l'anno de l'Eclisse, del Sorpasso, de I giorni contati, de l'Angelo Sterminatore, film che mettono in scena le contraddizioni dell'individuo moderno).

E infine la destinataria, Rossana, che ha conservato quel libro per chissà quanto tempo. Forse per anni, tutti quelli che ha vissuto da quel giorno, magari riaprendo il libro ogni tanto per rileggere quella dedica, sfiorandola con le dita quasi per misurare la consistenza di quella promessa.





Questa è la copertina del romanzo, scritto da un uomo e dedicato da un uomo a una donna, una dedica che sembra sfidare l'inaccettabilità del tempo che passa, l'incoerenza delle relazioni, delle parole, dei sentimenti.
Chissà com'è stato davvero  fra Rossana e Franco, se è rimasta ancora qualche traccia del loro rapporto da qualche parte, se qualcuno ricorda qualcosa.
So solo che quel libro, appena  invecchiato e alla stesso tempo ravvivato da quella dichiarazione, è capitato tra le mie mani, e più che alla vicenda raccontata nel romanzo mi costringe a pensare a quella non scritta, appena suggerita da quella dedica.
Chissà perché immagino che qualcuno, molto più tardi, quando lei, Rossana, non poteva più reclamare la proprietà esclusiva di quel libro, il suo valore affettivo, ha deciso di venderlo a un antiquario, forse ignorando quella dedica.
E adesso un piccolo frammento di quella vicenda del tutto ignota per me, fra due innamorati, mi coinvolge, in qualche modo mi riguarda per via della sua traiettoria misteriosa, una di quelle angolazioni insondabili che possono avere solo certi amori che appartengono al passato.


A Rossana e Franco