sabato 21 dicembre 2013

Al cinema da soli

E' arrivato in ritardo. Gli capita spesso negli ultimi tempi di calcolare male l'orario, il tempo che impiegherà a piedi nell'affrontare un tratto di strada, una salita, o quanto ci metterà a superare un passante che lo precede e involontariamente l'ostacola rallentando per guardare una vetrina. Quando riconosce l'insegna del cinema accelera con un'improvviso timore, chissà di cosa, forse di scoprirsi solo nell'atrio vuoto, o di essere l'unico occupante di una fila all'ingresso che non si è mai formata. E quando staccano il suo biglietto avverte un urto, una specie di consegna al silenzio della proiezione, a quella vita sullo schermo che va per conto proprio e che gli ricorda che è la sua, fuori, ad essere ferma da troppo tempo. Prende posto al centro della sala, defilato, evitando di avvicinarsi a qualcun altro, ma non così distante da avere la sensazione di sentirsi escluso. Ormai non c'è più l'interruzione fra primo e secondo tempo, e questa è un fatto che lo spinge a immaginare che quello della proiezione sia quasi un tempo indefinito, sospeso, mentre fuori la vita va avanti e cambia senza di lui. Quello nel cinema può essere uno spazio differente, parallelo, un'altra realtà nella quale a volte non si riesce a distinguere tra verità e immaginazione; il suo problema è che ormai quella differenza gli sembra evidente anche nell'ombra di una sala di proiezione, mentre viene raccontata una storia che non è mai la sua e alla quale finisce per non credere.
     Solo alla fine del film, quando un telefono squilla sullo schermo e l'eco sembra diffondersi attraverso un paesaggio vago, sconfinato, ha voglia di restare ancora, di ritardare l'uscita, di restare al suo posto dopo che la luce si è accesa e gli altri spettatori si rivestono tutti nello stesso momento, spinti dall'urgenza di uscire, di riappropriarsi di loro stessi, delle loro abitudini. Lui non ha quella fretta, ed è proprio quando la sala si svuota, in quel momento che precede l'inizio di un'altra proiezione, che avrebbe voglia di restare. Ma sono momenti troppo brevi, che non durano abbastanza e che nessun altro sembra notare.