sabato 4 maggio 2013

Felicità

Felicità ovvero il contrario di infelicità, di inquietudine, malinconia. Ma si può dire davvero di essere felici senza aver provato la sensazione opposta, l'infelicità come condizione di disagio, di insofferenza, come un'instabilità alla quale ci si può persino ancorare?
Qualcuno dice che per scrivere non si può essere felici. Forse. Come ogni sentimento anche l'infelicità dovrebbe essere stata sperimentata, vissuta. Ho cercato una foto che riguardasse questa breve lettera, senza trovarne. Le immagini di panorami incantevoli, di bambini felicemente adagiati tra le braccia dei genitori, di spiagge luminosamente terse mi hanno dato l'idea di una felicità artificiale, da laboratorio, di un messaggio pubblicitario del quale siamo cavie oltre che spettatori. Preferisco istantanee  che diano spazio al disagio, alla pena che c'è dietro ogni sentimento, che sappiano rendere un'immagine bruciante di giovinezza, o la provvisorietà dietro alla quale risalta l'incertezza di essere uomini. Preferisco il bianco della pagina, uno spazio vuoto che immagino corrispondere a una sensazione inafferrabile.








Anni fa ho confidato di essere spesso infelice. Su un libretto che ho ritrovato(regalatomi da qualcuno che è vorrei non avesse significato niente nella mia vita) ho letto questi brevi versi di Montale:

Felicita raggiunta, si cammina per te su un fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede teso ghiaccio che si incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.







Alla fine della mia ricerca , di questa breve indagine, ho scelto questa fotografia in bianco e nero di una stazione. Non so davvero perché. A suggerirmela sono stati i versi di Montale che ammoniscono, in qualche modo, a tenere conto dell'equilibrio fragile su cui la felicità si regge. Questa foto mi ricorda il teso ghiaccio che tutti siamo obbligati a calpestare.

La felicità ha il significato che ognuno riesce a darle.